c’era un prato immenso
verde di quel verde brillante
all’inglese
e c’erano mille persone
o forse di più
tuttecomefosseropermano
a formare un cerchio grande come il mondo
o forse solo un gigantesco girogirogirotondo
e tutti correvano
veloci
ordinati. correvo anche io.
tra mia nonna Terry, l’Antoine e Arianna
e c’era un senso di libertà nell’aria
che nemmeno immagini
e io correvo. veloce.
e poi dicevo mimancailfiato
ti pare? il fiato…
(ma te, che ne sai
prendilo così: it’s just a Dream)
Una sorta di scrigno dai contenuti letterari, poetici, fotografici. Un diario dei pensieri e delle collaborazioni artistiche di Lila Ria, Ilaria Pamio
giovedì 3 aprile 2008
(sogno della notte tra il 1 e il 2 aprile)
giovedì 20 marzo 2008
Nel Nome Del Padre
Roberto è un tipo romantico. a volte mi chiedo chi me l’abbia mandato. altre, invece, cosa possa avere io di così eccezionale per attrarlo. non lo sò. forse lui è uno di quei tipi che si accontenta. o forse era stanco della sua vita da latin lover, e ha cercato una che fosse l’opposto di tutte. di tutte le sue ex conquiste.
non è un ottimo cuoco. però ci sa fare. e poi guadagna bene. può permettersi di ordinare le cene galanti a domicilio. in quel ristorantino che c’è tra la settima e la nona. quel localino molto chic che vende esclusivamente cibo francese.
è stato tutto fantastico! c’erano ostriche con panna e porri, moules marines, salmone au beurre blanc, rana pescatrice ai ferri, un petit friture di crostacei e pesciolini. tutto assaporato con dell’ottimo vino bianco.
Rob è un tipo elegante, distinto. è gentile, disponibile, mi riempie sempre di complimenti.
sarebbe l’uomo della mia vita.
se solo.
se solo non ci fosse quel mio piccolo problema. quel mio dannatissimo problema, che mi porto dietro da sempre. che fa di me la donna infelice che sono. no! no no. lui non c’entra. lui è dolce. lui è sensibile. sono io il problema. io!
terminata la cena mi ha presa per mano. siamo andati sul divanetto di velluto, mentre lo stereo cambiava automaticamente i cd prescelti.
abbiamo cominciato a baciarci. mischiando l’umido delle nostre lingue. gli ho baciato il collo, so che lo adora. poi mi ha sbottonato la camicetta, scostando il reggiseno ha iniziato ad assaggiarmi i capezzoli. a baciarmi la pancia, e più in basso, scostando gli slip sotto la gonna. il mio braccio l’ha staccato bruscamente da me. ho gridato. gli ho detto di andarsene.
mi ha guardata come se fossi pazza.
io l’amo! ma non voglio mi tocchi. non voglio! non posso!
ho rivisto quella scena. ripetuta milioni di volte. di quella volta di me a dieci anni.
ci sono io. una magliettina grigia aderente. il seno acerbo. zio Jon, il fratello di mio padre, fa apprezzamenti sul mio fisico “ti stanno crescendo le tettine. vedrai quanti ne avrai tra un po’ in mezzo a quelle coscette”.
io non capivo. ne avrai di cosa? ne avrai DI COSA? poi ho pensato si riferisse ai peli pubici. un compagno, a scuola, aveva preso da parte me e un’amica, già sviluppata, e mi aveva chiesto se lo sapevo che la figa è pelosa. io non gli avevo risposto. ma mi ero accorta di non essere più come da bambina. pensavo zio John si riferisse alla stessa cosa.
“vieni. siediti qui sulle mie gambe. come da piccolina, che parliamo un po’ “. io voglio un sacco di bene a zio John. mi siedo. le sue mani mi accarezzano le cosce. e di fianco al tronco, sfiorando quell’accenno di seno. ho un brivido. poi penso lui non l’abbia fatto apposta. mi chiede se voglio un gelato. lo vorrei, fa un caldo terribile. ma non voglio andarci con lui. non rispondo.
“Luca! porto tua figlia a prendere un gelato. Me la presti?” mio padre sorride, e acconsente
“Papà non ho voglia. Sono un po’ stanca”
“Stanca? a dieci anni? Vai, vai con lo zio a prenderti un gelato. forza pelandrona”
salii in macchina con lo zio. la sua auto suonava quei vecchi country, vecchi già allora. mi portò a prendere un gelato, poi si diresse verso casa sua
“Devo tornare da papà”
“Tranquilla…prendiamo solo una cosa e andiamo dal tuo papà. dai, entriamo”
Entrai. lo zio John mi guardava. il freddo del gelato diventò un tutt’uno col freddo che sentivo addosso. Lui iniziò ad accarezzarmi i capelli. le guance. poi mi disse di fargli vedere la mia patatina. sperai in Dio di aver capito male
“Dai, sbottonati i jeans. me ne fai vedere solo un pezzettino”
i ricordi sono sfuocati. ricordo le sue mani e il suo alito caldo su di me. ricordo il gelato per terra. ricordo il suo ansimare. ricordo lui che si sbottona i jeans. ricordo un coso grande e duro che enta con forza dentro di me. tre/quattro/cinque/dieci volte. ricordo le lacrime. ricordo lui che mi dice “va che casino che hai fatto! tira su il cono. ah, non dire niente a tuo padre del nostro segreto. l’ho fatto in suo nome”
martedì 18 marzo 2008
aLluCiNaZiOnI-SoNoRe
aLluCiNaZiOnI-SoNoRe
essere pervasa dall’incessante tic/tic/tic di un ferro da stiro
acceso
dimentico di qualcuno
e sbuffare. accingersi a spegnerlo. staccarne la spina.
ops!
nessuna spina nella presa. la lucetta non è rossa. il ferro è spento.
cos’era quel rumore? (eppure l’ho sentito)(lo giuro)
come chi si sveglia. la mattina. gridando “ILARIA!” nella stanza
e un’ilaria non c’è. non la conosce. ancora
come quelle volte. che dico parole da sola.
come se raccontassi. a chi?
e poi, solo poi… me ne accorgo
domenica 16 marzo 2008
‘fanculo i buoni propositi
a chi mi chiede perchè non scrivo
a chi mi chiede perchè sono single da tre anni
a chi mi chiede perchè sono così magra
a chi mi chiede perchè non sorrido
a chi mi chiede perchè non faccio un libro
a chi mi chiede perchè non cambio lavoro
a chi mi chiede perchè non i trovo un bravo uomo e me lo sposo
a chi mi chiede perchè non vado ad abitare da sola
a chi mi chiede perchè
perchè?
e poi leggo gli scrittori dovrebbero scrivere ogni giorno
stanchi/incazzati/malati/eccitati/felici/occupati
e mi ero ripromessa di farlo:
ogni giorno scrivo
tutto-quello-che-mi-passa-per-la-testa
e invece no
ho mille scuse (non ho scusanti)
ma non l’ho fatto. non ogni giorno
e?
non sarò mai una scrittrice?
magari…
non una vera.
magari…
oddio. faccio “la dura” , ma non so*.
non so*…
e voi?
voi che avete una risposta per tutto?
voi che sapete tutto di tutti.
VOI!
ditemi voi
voi che/se mi leggete
ditemi
tutte quelle piccole bugie
che non so raccontarmi
tutte quelle piccole bugie
a cui nemmeno io credo
ditemi un giorno tanti sapranno chi sono.
ditemi già. ora. tanti lo sanno.
ditemi non sono banale.
ditemi ho qualche cosa di “eccezionale”.
ditemi un giorno, non molto lontano, guarirò.
ditemi “ILARIA RIALZATI!” e continua quel progetto.
legatemi. e obbligatemi con dolcezza a portarlo a termine.
ditemi un editore mi conoscerà.
ditemi QUEL uomo arriverà.
ditemi…manca poco. e la porta dell’ufficio sbatterò. e tutto aurevoir
perdonate
(o voi che/se leggete lo sfogo)
per l’ennesima volta:
prometto! a me stessa
scriverò ogni giorno.
ilaria, 16 Marzo 2008
h. 16:52
(*grazie a G.G. per avermi corretta)
martedì 4 marzo 2008
Mi chiedi se sono romantica
io credo nelle cose romantiche
restare nel giardino dei nonni
seduti su una panchina
a passarsi nuvolette di fumo grigio
(e parlare)
e sbottonare segreti
aspettando una pizza
la domenica pomeriggio
io credo nelle cose romantiche
mangiare del carpaccio
fare colazione insieme
all'ora dell'aperitivo
e andare in ristoranti sottoterra
sopra il mare
mentre nel cielo ci sono le luci
e mi accarezzi la testa sulle tue gambe
sabato 16 febbraio 2008
"IMPULSI CREATIVI" - VAGONE D'INVERNO
-VAGONE D'INVERNO- Gavirate, domenica 24 Febbraio
(il tema era "IL BIANCO/LA NEVE"
questa volta ho collaborato con 3 amici.
queste sono solo le "bozze". quelle "finite" restano un mistero;-)
saranno esposte domenica prossima
sul vagone abbandonato di Gavirate-va-)
poesia: ILARIA
grafica: GEKO
(immagine: GEKO)
(immagine: SAMU)
(immagine: JUL)
un grazie GRANDE
va a BENNY e SILVIA (mie compagne di stanza che la mattina facevano un bordello della miseria!)
alla VERA (che m'ha detto quando gioco a taboo faccio morire dal ridere)
a GIULIO (che mi ha sostenuta per il progetto del romanzo, che poi è andato a puttane...)
alla GLO e al LELE (che si sono rintanati al piano terra, e togli/metti/togli la giacca a causa mia)
a SAMU (che quella sera che avevo un mal di pancia della madonna parlava di un gioco strano coi tarocchi, che credevo da lì a poco mi sarebbero venute pure le convulsione)
a BINGO (che ha dormito sul divano... e poi è rientarto prima... e c'aveva nostalgia)
ad ALE (che la sciura massaggiatrice gli ha spezzato la schiena)
perchè...
senza quell'esperienza vissuta con voi, non avrei mai scritto niente
(canzone: Bianca: Afterhours)
Silvia e Gino
(che si sono resi disponibili)
Benny
(che ha apprezzato il teatro danza)
Samuele
(che insomma...la foto non è uscita benissimo)
Lele
(che il fatto tu sia venuto è stato una sorpresa)
Bingo
(che vorrei ma non posso, alla fine è venuto!)
Paolini e Roby
(tra i miei più grandi supporters)
Dress e Lauretta
(che proprio non vi aspettavo)
e a chi è venuto a vedermi, e io non lo so
e a chi mi ha telefonato alle 18:45, che la mostra chiudeva alle 19
e a chi mi ha chiesto "scusa Ila" dopo, al giapponese
che...
se un giorno,
in qualche modo,
diventerò famosa,
sarete i primi a saperlo...
martedì 22 gennaio 2008
Chucky & Léonor
(sono morti)
erano due
diventati uno solo
tenuti dentro
di me
fatti crescere
grazie a un padre (assente)
che mi ha chiesto un compromesso
o di ucciderli
e ora sono vuota
(SONO VUOTA)
mancata madre sognante
con un buco grande dentro
di cinque mesi
in cui ho scritto la sera/stanca/dopo il lavoro
in cui ho pensato, in montagna_al mare
Chucky and Léonor
erano
(forse) il mio primo baby romanzo
e ci avevo messo passione, fatica
ma forse troppo poca
e lui mi ha ingoiata
nel suo vortice di cose inconcluse
mi ha risucchiata
stretta
e ho pianto. venerdì/sabato/domenica
(but I'm just a baby)
e forse lui era figlio di genitori indegni
ma cazzo
mi manca
mi mancano...
Chucky era E' lui
Léonor ero SONO io
e ora?
ora non lo so...
ho iniziato male il 2008
sono delusa, affranta
ma lui... era T.R.O.P.P.O.
(e ancora, non mi passa)
(pour la chanson: "Radiohead" - Videotape)
non ammetto commenti
che vadano oltre il "mi dispiace"
niente critiche
please
niente giudizi
è un post per me
che ho un feto morto. nella pancia
che non mi dà pace