sabato 10 novembre 2007

CORALLO


CORALLO
QUARANTANOVE€CINQUANTA

Qui c’era un uomo.
Coi capelli lunghi grigi.
Lo sguardo ermo e bello.
Qui c’erano cinesi a servirti.
Carine ed in ordine.
Qui c’era una ragazza celiaca.
Magra magra. Più di me.
Ma anche più giovane. E carina.
Col suo sacchetto col cibo.
Che chiese di prestare attenzione all’uso delle posate.
E delle stoviglie.
E l’uomo solitario aveva lo sguardo di fronte al mio.
E la donna imbellettata era alle mie spalle.

E la menava.
Per un sacco di cose.
Indossavo la mini ed era estate.
Guardavo l’uomo.
Un personaggio da film. O da libro.
Di quelli con la faccia vissuta.
Di quelli che sembrano averle viste. Un po’ tutte.
E ti dirò che mi dispiace.
Che avrei voluto dirgli raccontami. Che un giorno scriverò di te.
Che avrei voluto dirgli io la trovo interessante.
E invece.
Sono rimasta.
Lì.
A sfiorarne lo sguardo.
Mi sono anche alzata. A pagare.
Gli sono passata accanto.
E.

Non mi sono più voltata.

(immagine: Sardegna Agosto 2007)
(song: "che cos'è l'amor?+besame mucho" (live) Vinicio Capossela)

lunedì 29 ottobre 2007


(Tharros - Sardegna. agosto 2007. TU sai)
anche senza te
ho messo a zittire
i miei sacri fantasmi
la tua lingua
ha nutrito la mia mano
in atti erotici
d'amplessi convulsi
e solitari appannamenti di mente
ho lasciato alla sabbia
le mie vergogne immotivate
e il mare ha nutrito
i miei sogni
(mi hai persa
mi sono ritrovata)

(canzone: Spark - Tori Amos. grazie a Chucky**, grazie a Francesco)

sabato 6 ottobre 2007

nel ventre di Saffo

nel ventre di Saffo



Muoverei appena le dita
che scrocchiano
sul tuo ventre
che mi respira sulle labbra
[scostandoti appena
quell'elastico casto]
-intensità viscosa che
di saliva mi umetta il labbro-
ed è un morso che
userei per farti gridare
orgasmico quel dolore
velenoso quell'attimo
ove la notte
non ha porte

il mio ventre oscillerebbe
sempre più veloce
impazzito
impaziente
al solo tuo tocco
trepidante
curiosa
inesperta
mi lascerei guidare selvaggia
dalla maestria del tuo sapere
che m'accarezza
urlandomi dentro

lieviterebbero baci
oscurando il sole
lieviterebbero lingue
nelle cavità scoperte
[eseguirei un sezionato
ghirigoro sul tuo seno]
-distanze ora sfumate
e la carne m'infiamma-
in crescendo t'appenderei
venerandoti
come scolpito desiderio

seguendo ogni centimetro
della mia pelle
le tue labbra di seta
penetrerebbero lingua nelle mie
ed oltre
tra l'immensità delle mie cosce
e i miei glutei insaziabili
percorsi da fili elettrici
graffierei la tua schiena
aggrappandomi ai tuo capelli
tendendo collo e nuca eccitate
urlando
prima di ricadere
esausta


un sogno condiviso... da Ilaria e Morfea



(song: lasciami leccare l'adrenalina - Afterhours)
(immagine: special thankS to
Anneheche )

giovedì 27 settembre 2007

IMPULSI CREATIVI - IL VAGONE 2007

accadde domenica23settembre2007. a Gavirate (varese)
è la prima collettiva artistica a cui ho partecipato...
l'associazione si chiama "impulsi creativi"
io ho esposto 5 poesie
abbinandole a 5 foto della mia amica Silvia
(un grazie a mia sorella Federica, che ha fatto le foto delle "opere" in casa
io ero troppo stanca! sono stata impegnata venerdì sera/notte
e sabato mattina per sistemare i pezzi...)
 magari... se guardate qui... capite anche il significato;-)

(in sottofondo: "Celestial terrestrial commuters" di John McLaughlin & Mahavishnu Orchestra *thankS to 7!!!)

martedì 11 settembre 2007

IO CHE HO INCONTRATO CHUCK PALAHNIUK

POSTUMI SO CHIC
{a causa di un dannato pc}

06 Settembre 2007, Giovedì h. 22.28


Non sono una sua fan. Non sono una sua fan sfegatata: questo intendevo. Sono una che ha letto qualcosa di lui, ne è rimasta colpita, ha un lavoro che la sta distruggendo, ha colto al balzo quest’opportunità per incontrarlo al Festivaletteratura di Mantova. Lui è Chuck Palahniuk (pronuncia PALONIC, non PALANIUC). È uno scrittore statunitense. Per alcuni un genio, per altri un emerito sconosciuto. Se vi dicessi “Fight Club”? Sì, bravi! Il film con Brad Pitt ed Edward Norton. Quello delle botte, delle saponette fatte col grasso da liposuzione, dell’appartamento arredato Ikea, delle persone che simulano di avere un cancro per poter far parte di un gruppo. Ecco: è lui l’autore.
Prima di quel libro, completato in sei settimane durante le quali ha partecipato ogni sera a una festa, ne aveva scritto un altro (“Invisible Monsters”). Due anni sottratti alla sua vita esclusivamente per scrivere. E gli pesava farlo. Due anni in cui si ripeteva “farai un sacco di soldi, sarà un successo”. E invece è stato rifiutato da varie case editrici. Pubblicato tre anni più tardi.
“Fight Club” l’ha scritto divertendosi. Senza pensare al dopo. Al fatto che sarebbe diventato un cult e che ne avrebbero tratto un film costato 63 milioni di dollari! Soddisfatto del film? Lo scrittore dice di sì “con tutti i soldi che ci hanno speso” e sorride.
Chuck è magro, alto, rasato calvo, con un bel sorriso. Dalla fila di mezzo in cui ero seduta continuavo a guardarmi in giro. Ho pensato potesse essersi nascosto tra di noi, con indosso un paio di occhiali scuri, che all’improvviso si alzasse e facesse un “ingresso SHOCK” tra duecento “ahhhhhhhhhhhhhhhh”. Invece no. Dopo venti minuti d’attesa, in cui qualcuno applaudiva l’ingresso di ogni uomo singolo che entrava, è arrivato. Da dietro una telecamera di spalle, con al seguito intervistatore e traduttore.
Quando è entrato nel Giardino della Cavallerizza (a Palazzo Ducale) il cuore sembrava volermi uscire dal reggiseno a quadrettini che sbucava dal vestito, e mi mancava l’aria. My God! Chuck Palahniuk!
Non ho appuntato nulla sei ore fa, durante la conferenza. Ma al risveglio stamattina ero emozionata come i bimbi che devono andare in gita. Ripeto: non sono una sua fan. Sono una che vorrebbe scrivere, scrivere davvero, e crede lui sia un potenziale maestro. E ora lo avevo davanti.
Ho letto solo due libri suoi: “Cavie” (ho impiegato un sacco di mesi, non mi è piaciuto e, a detta dell’intervistatore, ha una delle più belle copertine in commercio) e “Soffocare” (letto in tre giorni, di brutto tempo in Sardegna. Eccessivo, secondo me, nel voler raccontare tutto, ma con un gran colpo di scena). Ma a volte “ti innamori” senza bisogno di troppi perché.
Lo temevo, un po’.

La prima volta che ho visto il suo volto d’angelo sulla quarta di copertina di “Cavie”, mi son detta “mioddio, questo è pazzo!”. E ora era qui. Quasi timido. Un po’ distante dalla scrivania/microfono, come se fosse in secondo piano, come se così facendo tu potessi non notarlo. Gli hanno chiesto perché il pesce rosso di “Cavie” muore fuori scena. Lui ha detto gli animali non chiedono amore. Siamo noi che glielo diamo, incondizionatamente. E proprio perché non chiedono nulla, non si meritano gli facciamo nulla. Forse per questo ci sconvolgiamo così tanto quando vediamo animali morti in televisione. Più che le persone.
Per lui scrivere è divertimento, e in più ci guadagna pure un sacco di soldi. E ha riso. Chuck ride un sacco. È un uomo divertente, schietto, educato. Gli hanno fatto qualche domanda sul suo modo di scrivere. Lui ha sottolineato il suo modo di valorizzare, di dare un nome preciso, di rendere ben identificabili “cose banali”. Come una saponetta. Come Il Fight Club (tu hai mai saputo dell’esistenza dei Fight Club? Eppure, dopo Palahniuk, se ne senti parlare, ripensi a QUEL Fight Club). Come i codici in aereo, come i termini medici (Soffocare).
I suoi libri nascono dal vissuto, da dialoghi, da documentazioni. “Rabbia” (Rant), il suo ultimo romanzo, è un libro orale, più persone dicono la loro su una cosa che è accaduta. Magari senza nemmeno un filo logico. Magari senza nemmeno incastrarsi bene. Magari poi quella cosa nemmeno è successa davvero.
Dice di far molto caso alle persone, ai loro dialoghi. E quando qualcuno gli racconta qualcosa, ci pensa un po’ prima di cancellarlo dalla mente, perché potrebbe scriverci un racconto.
Chuck ha chiesto se c’erano domande. Per ogni domanda avrebbe regalato una busta. Il pubblico, duecento persone sui 25-30 anni, di cui una decina sui 40-50 e una coppia sottobraccetto di nonni (di Chuck?), non ha reagito. Lui ha ripetuto l’offerta dicendo che nella busta c’era un indirizzo e-mail a cui spedire una domanda, lui avrebbe risposto e inviato un regalo. È stato in quel momento che una trentina di persone (compreso il mio accompagnatore) si sono fiondate verso di lui.
“Ah ah ah” ha riso. “Something like this has never happened to me before. It’s the first time!” Ha detto che aveva solo dieci buste e ha scelto un ragazzo/una ragazza/un ragazzo/una ragazza fino a esaurimento. Non ricordo le domande dal pubblico. Ricordo le due a cui non ha risposto: “ho notato una somiglianza tra il suo libro e bla bla bla… lei cosa mi dice?” – e lui – “I don’t know this book” e c’è stata una risata collettiva e una standing ovation di applausi. Poi ha aggiunto che c’è la gente che va al college e scrive in modo forbito delle cazzate e c’è la gente che “vive”, che, magari, come lui viene dal giornalismo e scrive senza filtri di cose vere a cui nessuno presta attenzione.
Un’altra ragazza ha citato la prefazione di una giornalista italiana in un giornale e bla bla bla – lui di nuovo – “sorry but I don’t know” e il pubblico ha applaudito. A una signora che ha esordito con “innanzitutto grazie per i libri che hai scritto…” ha risposto “innanzitutto grazie per essere qui oggi…”
Quando è uscito in piazza per gli autografi, io avevo il mio “Soffocare” e una penna viola coi brillantini con una testa di struzzo con piume viola e collettino peloso (tipo soffione) come tappo, come cadeau per lui. Ho atteso seduta nel giardino, avevo troppo male alle gambe per uscire e farmi la fila. Antoine è rientrato dopo quindici minuti (ha detto che non gli andava di farmi attendere ancora, è passato davanti, ha allungato il braccio e lui ha firmato) con la scritta “Ciao Illary Chuck Palahniuck”, dicendomi che non sapeva se si scrivesse con la “H” o con la “Y”.
Sono uscita, ho costeggiato la fila sottobraccio ad Antoine, con la penna in mano, sono arrivata davanti, ho detto al traduttore “It’s a present for Chuck”. Lui l’ha presa, gli ha bussato sulla spalla, stava firmando, gliela ha fatta vedere e mi ha indicata. Chuck ha piegato la testa nella mia direzione.
“Chuck it’s for you” sono solo riuscita a dirgli.
Lui mi ha fatto un sorriso grande, come i bambini “Thank’S”.
“Thank’s. Bye!” col mio pugnetto apri/chiudi tipo miss mondo e Antoine che gli diceva “Lei è Ilary!” alludendo alla firma.
Sono strana. Sono felice.
Sono le 23.55, vado a letto.





(immagine: http://www.festivaletteratura.it )
(song: where is my mind , Pixies)

un grazie grande ad Anto, my Dark Angel

lunedì 10 settembre 2007

10 settembre 2007: (my fiancèe's birthday)
I've a Dream today...
(B I S O G N A C L I C C A R C I !)


un grazie grande a tutti quelli che avevano votato la mia favola...
non sono stata LA "ripescata"

ci riproverò...
questa volta, però, ho in progetto un romanzo breve
da scrivere con la complicità di un amico

(dormo un po'...
vi farò sapere qualcosa nel 2008;-)

martedì 24 luglio 2007

Uscita d'emergenza

uscita d’emergenza

That I have only you in my brain
Et mon esprit n'a pas d'autres
Reasons to exist
Et  je rêve tes mains
Your skin
Tes lèvres
And we that mixed up us
Adultères
(we are perhaps sinning towards God? Towards who? I don’t know its eyes)
Dans ce moment il ne m'intéresse pas
I’m exploding
Et mille horloges dérangent des mes tranquilles
With theirs tic-tac/ tic-tac/tic-tac/tic-tac
Métronomes devenus foux
That don’t menage to
Poursuivre mes/TES secousses
Of adrenalin
Et idiot rires d'embarras
And thrills
Tu fait moi noyer et tu redonne moi le souffle
And I have you like lymphe vital
Dans mes os dans mes bras dans ma bouche
And dragonflies hidden in the stomach
Pour dessiner beaucoup des petites “double”
That wake me up in the night
Et elles me font sourir
(and I’m afraid)
Et si je l’étale
The hypothetical?
Si j’étais un délire?
[IO]
If were a delirium?
[TU]
Si était une cage?
[CHI]
I steal your lips one moment
Massacre.

Unpick from your front from your fingers from your stomach
Tous désirs pour moi
And give me like a gift
Je suis une vie contradiction
Even if you saw me that I’m so beautiful
Et dans cet moment je ne veux pas penser au prince charmant
I don’t want to think shitty pricipes
Que si nous nous devons heurter
And make BUM! It’s because we are something special
Et pourquoi it doit etre comme ça
And I don’t want to think to other
Que toi. 



(ti ho incastrato dentro di me senza chiederti permesso. Avevo paura di perderti. Mi sono illusa così di averti più che posso. Dimmi te se vuoi cambiare location ;-)
sabato 21 luglio 2007 h. 17.04.
ho finito mezz’ora fa di farmi il silkepil. E già mi manchi. Pazzia? (me lo dirai quando arrivi)

(chanson: oggi sono io, Mina)





)



importante...
click HERE and HERE (shhhhhhh)

Commenti
19:00, 24 luglio, 2007

You're drilling somebody's soul.
What a lucky soul!

Ce que ne change pas
dans la vie
est le courage de chanter l'emotion.

Don't stop.
Never.
That lucky soul will be the music.

Tu serais les mots.

I'm dancing.
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