domenica 14 dicembre 2014

POP SCIENCE - QUANDO LA SCIENZA DIVENTA POESIA

Era un progetto davvero ambizioso, quello del CERN in collaborazione con la casa editrice Subway Letteratura di Milano.

(Qui, CLICK! trovate il link)
 
Il tema ERA LA SCIENZA, esattamente "POP SCIENCE / POETRY 2014, Progetto letterario per la divulgazione di nuovi temi scientifici ©.
Il concorso è inserito nel più ampio evento POP SCIENCE, organizzato in occasione de "La Notte dei Ricercatori" (il 26 settembre 2014) in collaborazione col CERN - Centro Europeo di Ricerca Nucleare, e altri prestigiosi partner internazionali."

L'ispirazione per i testi poetici, si poteva trarre da vari argomenti: io ho scelto delle opere d'arte. mi piaceva l'idea di creare arte, da un'opera d'arte, che, a sua volta, era ispirata dalla scienza. Le ho osservate tutte e poi ne ho scelte quattro per scriverne dei testi (quelli inviati per il concorso erano tre).






IL DIO PARTICELLA

“Il Dio particella
ci scrutava dall’alto
estendendo le gambe
su nuvole d’oro.
E si grattava la testa
coi nostri pensieri,
deridendoci:
nulla era realmente accaduto.”
(Lila Ria, 29 settembre 2014 h. 20:58)



(Ispired by: “A Community Predicated on the Basic Fact Nothing Really Matters" - Cerith Wyn Evans)






ROSSO TRIONFANTE

“Ballavano su una musica tutta loro
che gli altri non udivano
dimenando le braccia
verso quel cielo conosciuto
e le loro agitate vesti
accese di rosso trionfante.”
(Lila Ria, 29 sett 2014 h. 21.06)


(Ispired by: “Quantum” - Gilles Jobin)



 

BOLLE AD ACQUA

“Bolle ad acqua
di chimica esplosione
galleggiavano nel cielo.
Suadenti e morbide
come particelle appena nate
in attesa di trovarsi.”
(Lila Ria, 29 settembre 2014 h. 21.12)





(Ispired by: “The Sensualization of the Inaccessible” - Eno Henze)








ATTEMPT TO MATERIALISE / TENTATIVO DI MATERIALIZZAZIONE

“Volevo materializzare il luogo
ma non sapevo nemmeno
chi fossi io stessa.
Un agglomerato di fili?
annodati gli uni agli altri
in attesa di essere districati
o (per magia) smaterializzati.”
(Lila Ria, 29 settembre 2014 h. 21.22)



(Ispired by: “Feeling Material XXXIV” - Antony Gormley)





 Purtroppo però, non sono stata io la "poetessa italiana" scelta. 

Presentazione delle raccolte di Davide Rondoni e degli altri 7 poeti
Premiazione della raccolta di poesie selezionata tra tutte quelle in concorso 

Venerdì 12 dicembre 2014
QUANDO LA SCIENZA DIVENTA POESIA
Giovedì 18 Dicembre alle ore 18.30
FONDAZIONE PINI, Corso Garibaldi 2

popscience milano_18-12 

Complimenti a Davide Rondoni! E agli altri sette autori...

lunedì 1 dicembre 2014

Rubrica Le motivazioni del poeta: Ilaria Pamio

è uscito stanotte il numero 11 di 

tn_JULES ET JIM CORSA

 Versante Ripido

"L'AVVENTO DEL NUOVO"

Iniziai a proporre loro i miei pezzi un anno fa: nel Dicembre 2013. Per me, questa, è S E S T A collaborazione.

In questo numero mi è stata dedicata la rubrica "le motivazioni del poeta", alla quale ho contribuito con un'intervista e con cinque poesie estratte dalla mia ultima raccolta "DIARIO" (2014).

Che dire... buona lettura!

Rubrica Le motivazioni del poeta: Ilaria Pamio


                           Sorrido, quando mi danno della poetessa. Non mi sono mai reputata tale. Non sono una di quelle che da ragazzina divorava libri di poesia, e non lo faccio tutt’ora. Posso sembrare arrogante, ma credo sinceramente che il mio modo di scrivere che, da una decina d’anni, ho etichettato come “poesia”, non sia stato ispirato (purtroppo, ignoranza mia!) da nessuno dei grandi, dei maestri, di quelli che, a ritroso, leggo e apprezzo ora.
pamioLa mia poesia nasce da un’esigenza interiore. È un atto egoistico. Non ho iniziato a scrivere per farmi dire “guarda come sono brava”. Ho iniziato a scrivere perché ne avevo bisogno, per non star male. Per buttare fuori dei macigni che avevo (che ho ancora) dentro e per sentirmi più leggera. Ho iniziato scrivendo dei pensieri nei margini dei libri di economia aziendale, dei testi d’inglese. Non ho mai fatto leggere a nessuno quelle cose, erano cattive, me ne vergognavo. Sono sempre stata una che voleva dimostrarsi forte e ammettere di scrivere “quelle cose” avrebbe mostrato a tutti la mia reale fragilità.
Se a ventiquattro anni ho aperto un blog e mi sono lasciata andare, mi sono aperta, iniziando a farmi leggere da sconosciuti (che così era più facile) è stato grazie alla mia analista. Ero andata da lei per i continui sbalzi d’umore che avevo, e che non riuscivo più a fronteggiare, da sola. Ho impiegato “solo” sette anni per ammettere a me stessa che non potevo sopportare tutto quel peso. A quattordici anni mi è stata diagnosticata una malattia rara, incurabile, progressiva. La vita mi è crollata addosso e i momenti di sconforto dovuti alla progressione al non più riuscire a fare, al dover chiedere aiuto. Tramite la poesia sono riuscita a tirar fuori il male che sentivo dentro, a scagliarlo contro un foglio, liberarmene.
Prevalentemente è per questo che scrivo. Ma scrivo di qualsiasi cosa che mi faccia male: relazioni chiuse, relazioni difficili, perdite di persone a cui tenevo, difficoltà mie personali, in genere.
Credo che il mio modo di scrivere sia piuttosto ermetico. Uso delle immagini. Mi piace visualizzare le emozioni, dar loro una forma, lasciare libera interpretazione a chi mi legge. So benissimo di non poter essere letta da tutti e che, la maggior parte delle persone che mi leggono, possono non vedere nulla, nelle mie parole. Io scrivo per gli altri, ora: scrivo per chi mi ha letta, per caso, su una rivista e mi si è presentato dicendomi “sei tu che scrivi quelle cose?”. Scrivo per chi ricollega il mio dolore a un suo proprio dolore. Scrivo per chi leggendomi “si sente meglio”. Ho scritto pochi testi allegri, positivi. Forse solo quelli destinati al mio nipotino Vinicio.
Sono dieci anni che scrivo poesie. Ho scritto oltre cento testi. Tutti inediti. Ho momenti più o meno produttivi. L’ispirazione cerco anche di trovarla da alcune fotografie, da film, da libri che leggo.
Sto cercando di colmare il mio vuoto intellettivo, leggendo alcuni testi. Al momento, sulla scrivania, ho Sylvia Plath, Nazim Hikmet, Alda Merini,  Anne Sexton, Artaud ed Emily Dickinson.
I testi che vi propongo, sono contenuti in “Diario”, la mia raccolta poetica con testi scritti nel 2014. È forse la mia raccolta più sincera, perché ho scritto fregandomene di qualsiasi giudizio. Per voi ho scelto: “Brutta troia”, “Venerdì santo”, “Zen”, “Cinque agosto 2014”, “Aforisma numero 3”. Buona lettura!
Lila Ria (Ilaria Pamio)
blog: infondoagliocchi.blogspot.com


***

BRUTTA TROIA
(21 Marzo 2014, in occasione della giornata mondiale della poesia)

“Brutta Troia
ancora il bacio che mi desti, ricordo
il giorno in cui ci lasciò la nonna
e solo loro
seppero il vuoto che sempre lasciò.
brutta Troia,
che lasci i tuoi gatti sparsi
per il cortile, e lo sai,
che tra gli altri cazzi
io potrei soffocare,
ma tu non badarci
fingi
io non te lo abbia mai detto.
brutta Troia,
voltati pure dall’altra parte
quando mi vedi arrivare
che dei tuoi occhi
non me ne faccio chissacchè.
Si chiama solo educazione
semplice, il saluto.
Ma, del resto,
non a tutti venne insegnata
a due anni.”

***

VENERDI’ SANTO

“La mia corona di spine
È stretta attorno alla coscia
E, oggi, dei vostri commenti puri
(lo ammetto) me ne stra-f-otto.
Che non son’altro che miele per le orecchie
E urla di ghiaccio negli occhi.
Io sono sempre quella
Delle poesie scritte a mano sulla lingerie
Che ha la sabbia del mare sui piedi
E i fiocchi rosa sulla pelle.
E voi? Voi non siete altro che un silenzio
Accecante di nulla”

***

ZEN
Ginevra M.
dal 28/05/14 al 16/07/14 senza scrivere, poi
lo sblocco.

“Disillusa
Con lo sguardo nel lavandino
E bolle zen negli occhi.
Ho capelli orrendi il mercoledì
E pensieri
Sempre gli stessi.
Che sono sospesa da vent’anni
, o forse in attesa,
di un fottuto concorso (non so)
o di una mano
che mi plachi.”
     
(16 Luglio 2014, h 20.24, poesia 22 “DIARIO”)

***

CINQUE AGOSTO DUEMILAQUATTORDICI

“Vorrei che il mio cuore, per un attimo,
smettesse di respirare
e il fiato si facesse limpido
la testa smettesse di urlare.
ho morse di piombo
attorno allo stomaco
e occhi privi di luce.
vorrei un lunghissimo sonno
l’erba sullo sfondo
il rumore del vento, il sapore del mare.”
    
(5 Agosto 2014, poesia 25 “DIARIO”)

***

AFORISMA NUMERO TRE

“lei crollò in lacrime parlandomi di mio padre: in quel momento capii quanto lo amava.”
    
(24 Agosto 2014, poesia 26 “DIARIO”)
                           
Jeanne Moreau in Jules et Jim di François Truffaut
Jeanne Moreau in Jules et Jim di François Truffaut


QUI (CLICK!) trovate l'articolo
QUA INVECE (CLICK!) l'intero numero

 Grazie a Paolo e a Claudia, 

per avermi scelta tra gli autori


domenica 28 settembre 2014

Violetta Bellocchio al Premio Chiara

Sabato 27 Settembre, h. 18:00

Io lo ammetto: non avevo mai sentito parlare di Violetta Bellocchio. Ho visto un bigliettino bianco, scritto con la grafia di mia madre, appuntato sul frigo per cinque mesi. Poi l'ho vista citata da un mio contatto fb (che ne sa, di libri) e l'ho richiesto in biblioteca, a Cassano Magnago.
Poi, molto poi (quattro giorni fa) ho scoperto che era al Premio Chiara.

Quando ho iniziato a leggerlo, l'ho trovato molto forte. Piuttosto crudo, estremamente sincero. Non sapevo se avrei avuto il coraggio/ la voglia di arrivare alla fine. Poi è arrivata una parte in cui lei cita Jerry Stahl (autore di "Mezzanotte a vita" - ne ho scritto qui, click! - edito della Leconte, la casa editrice di Roma, che ho visitato nel 2007 - click!) mi sono detta "Che figa che è questa!" e sono andata avanti a leggerla.
Libri come il suo, e come quello di Jerry Stahl, mi coinvolgono troppo. Non so assolutamente cosa loro abbiano provato, come ci si senta "se". E' come se "mi facessero male". Devo leggerli poco per volta.
Sabato la ragazza coi capelli lunghi, volontaria de "Il Premio Chiara" mi ha detto potevo sedermi in prima fila. Mia mamma, che mi ha accompagnata (se no, da sola, con la carrozzina non ce l'avrei fatta!) è rimasta in seconda fila. Accanto a me, due posti più in là, c'era una ragazza pittosto esile, tatuatissima, con un bel viso, che ho scoperto poi essere Francesca, la traduttrice di Violetta.
Io non ero agitata. Peggio.
Volevo capire com'era, che tono di voce avesse, la ragazza che aveva scritto "Il corpo non dimentica".
E poi, seguita dall'organizzatrice Bambi Lazzati, Violetta è arrivata, mi è passata accanto.
Bella ragazza! Capelli mossi, colpi di sole. Non credete a quello che scrive nel suo libro: non è per niente brutta.
La voce calda, i modi tranquilli. Si è stupita della bellezza della location che la ospitava. Ci ha chiamati "pubblico educato" e ci ha ringraziati per essere nella sala con lei, mentre in quella accanto si teneva un buffet, offerto da un pittore.
Divertente, easy, non se la tira per niente. So che ha scritto per diverse riviste. Ha scritto anche vari racconti e un romanzo nel 2009.
Michele Mancino, giornalista di Varesenews, le ha chiesto tutto quello che avrei voluto chiederle io. Per esempio dell'escamotage delle ventotto parole (era l'unico modo che Violetta aveva non mettere sulla stessa linea i ricordi che aveva), oppure la nonna Lou (quella che preveggeva chi sarebbe morto il giorno dopo), o sulla stramberia della psicanalista Meredith (che non si chiama Meredith e che è stata un bel po' modificata, per non essere riconoscibile).
Violetta ha detto che sapeva di essere una privilegiata. Che quando si è messa a scrivere il suo memorial, sapeva che avrebbe avuto un editore che voleva la sua storia.
Ha asserito che il suo non è un libro sull'alcolismo e lei non è in grado di tenere lezioni ad altre donne, che abbiano fatto il suo percorso.
(però, nel caso, nomi di strutture li aveva Bambi Lazzati).
Per "obbligarsi" a scrivere ha seguito il metodo statunitense (che però non ricordo come si chiami... No.Na. boh!) e la revisione è stata quasi assente.
Credo occorra un gran bel coraggio! per mettersi a nudo, come ha fatto lei.
E, stamattina, ho realizzato che avrei potuto chiederle "qual è la cosa che più ti ha imbarazzato scrivere, tra quelle che hai scritto?".
Cosa le abbia dato la spinta a scrivere? L'essersi accorta, al risveglio, di aver lasciato la porta di casa aperta.

Uscendo, i volontari del Premio Chiara, mi hanno ulteriormente rasserenata: sabato prossimo mi daranno una mano loro a tirar giù la carrozzina dall'auto.
Potrò quindi andare anche al seminario di scrittura. Serena.


Due curiosità:
* Il titolo del libro (all'apparenza sbavato) è stato scritto con un rossetto rosso - chi mi conosce, sa quanto io ami i rossetti rossi;
* "Il corpo non dimentica" è anche il titolo di un Harmony (wow...)


(Ah! io, comunque, la mia copia del libro l'ho acquistata. Ma, per comodità, su IBS. Quindi Violetta mi ha autografato la copia della Biblioteca. Lunedì o martedì restituirò un libro nuovo.
Non sono una ladra :)))


Piero Dorfles al Premio Chiara

è stato un week end piuttosto intenso questo, per me. No, non ho fatto le 4 di notte a chissà che festa, sono stata a Varese, Villa Recalcati, in Piazza Libertà, per due appuntamenti diversi.
La Villa è bellissima. Quando l'ho vista sul pieghevole, mi sono subito allarmata. Si può parcheggiare nei dintorni, ma poi c'è tutto il vialetto di ciotoli: vedete?


E io ho delle articolazioni orrende, che si snodano a ogni minimo ostacolo. Sono stata colta (stranamente) da un'ondata d'ansia "oddio come faccio ad andare lì? E mi devo fare tutto il tragitto in carrozzina? E se poi...".

- sì, lo so. Parlo sempre delle mie difficoltà "fisiche". Però dieci anni fa non le avevo. Non in questa misura, intendo. E mica ci pensavo io a queste cose.
Adesso invece ogni cosa che devo fare, penso: ce la faccio? Ci arrivo? Come posso fare? Chi mi aiuta?
Mi serve a esorcizzare: più lo scrivo, lo sbatto in faccia agli altri, meno mi pesa sopportarlo.
Comunque io credo nella medicina: troveranno la cura, mi sistemeranno e non solo non avrò più menate con ciotolati, terreni sconnessi, scale, ma andrò anche a farmi una corsetta prima di iniziare la mattinata lavorativa. Torniamo alle due giornate di Festival, scusate -

E invece, nonostante tutto, ce l'ho fatta. Ho rispettato entrambi gli appuntamenti che mi ero prefissata.

Venerdì 26 Settembre, h. 21:00

Ero cottissima, lo ammetto. Ma tale era la voglia di rivedere Piero Dorfles, che già avevo visto al Festival Letteratura di Mantova (click!), che mi sono recata nel luogo prefissato.
Arrivata a Villa Recalcati, Serena, che mi ha individuata (essendo seduta su una carrozzina) mi ha condotta nella postazione che avevo chiesto di riservarmi: terza fila, esterno sinistro, che posso distendere il ginocchio che mi fa male.
Intorno alle 21 Dorfles è arrivato. L'applauso per lui non è stato calorosissimo. Ma questo, forse, è perchè "noi al nord esterniamo un po' meno i nostri sentimenti".
Lo ha introdotto, molto bene, il professor Roberto Carnero e quindi, lui, ha parlato del suo "I cento libri che rendono più ricca la nostra vita". Ha voluto sottolineare che non è la lista dei suoi libri preferiti, sono i libri che, secondo lui, se conosciuti, possono non farci trovare impreparati tra amici, nelle conversazioni, meno estranei al mondo.
Io, purtroppo, non leggo molto. Leggerò dieci libri all'anno, forse. E non leggo (quasi) mai quelli della mia lista dei desideri. C'è sempre qualche libro che sbuca dal nulla (esempio, di recente "Il corpo non dimentica" di Violetta Bellocchio, di cui parlo qui - click! ) e gli altri, i "classici", passano poi in secondo piano.
Dorfles ha parlato dell'importanza di far amare la lettura, delle biblioteche che dovrebbero esistere ed essere accessibili sempre (e non chiuse a chiave perchè si teme i ragazzi possano rubarne i libri, o, anche se lo facessero, benvenga! vuol dire che è piaciuto), del potere del lettore di abbandonare un libro dopo trenta pagine, se non gli è piaciuto, ma che dovrebbe spiegare perchè non gli è piaciuto.
Ha anche detto che i cento libri suggeriti non dovono necessaramente far parte del nostro vissuto (mi ha fatto morire una frase, lui non l'ha letta, ma la cito io, perchè ne sono personalmente coinvolta - ho abbandonato mesi fa "Il maestro e Margherita", ma solo perchè l'avevo preso in prestito in biblioteca! Poi l'ho acquistato, poi... ora che potrei leggerlo sempre, è lì che mi aspetta, comunque - a P. 13 del suo libro dice "Se no, beati voi: avete ancora da godere si una delle più straordinarie creazioni letterarie che l'uomo sia mai stato capace di inventare". Quindi, io rientro tra i beati voi.
Mi ha fatto piacere che esemplificando una frase che potrebbe essere detta in ufficio "oggi mi sento uno scarafaggio", abbia preso in considerazione uno dei libri che più abbia amato da ragazzina ("La metamorfosi" di Kafka). In questo modo non mi sono sentita un'ignorante completa.
Ah! Quando mi sono avvicinata alla sua scrivania, per farmi fare l'autografo, ho estratto dalla mia baguette nera il report scritto dopo Mantova. Gli ho detto "Dorfles ho un regalo per lei!"
"Ah sì?". Poi ho appoggiato la borsetta al suo ripiano, ho estratto il foglio presentato a fisarmonica, glielo ho porto "Lo leggo dopo". "Grazie!"
Ma ci credo poco, che lo faccia.