giovedì 20 marzo 2008

Nel Nome Del Padre

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ieri sera è stato bellissimo. c’era la luce soffusa delle candele. c’era il tavolo apparecchiato per due. c’erano le stoviglie carminie, e io adoro quel colore. i calici di cristallo purissimo. la tovaglia sembrava una distesa di zucchero.
Roberto è un tipo romantico. a volte mi chiedo chi me l’abbia mandato. altre, invece, cosa possa avere io di così eccezionale per attrarlo. non lo sò. forse lui è uno di quei tipi che si accontenta. o forse era stanco della sua vita da latin lover, e ha cercato una che fosse l’opposto di tutte. di tutte le sue ex conquiste.
non è un ottimo cuoco. però ci sa fare. e poi guadagna bene. può permettersi di ordinare le cene galanti a domicilio. in quel ristorantino che c’è tra la settima e la nona. quel localino molto chic che vende esclusivamente cibo francese.
è stato tutto fantastico! c’erano ostriche con panna e porri, moules marines, salmone au beurre blanc, rana pescatrice ai ferri, un petit friture di crostacei e pesciolini. tutto assaporato con dell’ottimo vino bianco.
Rob è un tipo elegante, distinto. è gentile, disponibile, mi riempie sempre di complimenti.
sarebbe l’uomo della mia vita.
se solo.
se solo non ci fosse quel mio piccolo problema. quel mio dannatissimo problema, che mi porto dietro da sempre. che fa di me la donna infelice che sono. no! no no. lui non c’entra. lui è dolce. lui è sensibile. sono io il problema. io!
terminata la cena mi ha presa per mano. siamo andati sul divanetto di velluto, mentre lo stereo cambiava automaticamente i cd prescelti.
abbiamo cominciato a baciarci. mischiando l’umido delle nostre lingue. gli ho baciato il collo, so che lo adora. poi mi ha sbottonato la camicetta, scostando il reggiseno ha iniziato ad assaggiarmi i capezzoli. a baciarmi la pancia, e più in basso, scostando gli slip sotto la gonna. il mio braccio l’ha staccato bruscamente da me. ho gridato. gli ho detto di andarsene.
mi ha guardata come se fossi pazza.
io l’amo! ma non voglio mi tocchi. non voglio! non posso!
ho rivisto quella scena. ripetuta milioni di volte. di quella volta di me a dieci anni.
ci sono io. una magliettina grigia aderente. il seno acerbo. zio Jon, il fratello di mio padre, fa apprezzamenti sul mio fisico “ti stanno crescendo le tettine. vedrai quanti ne avrai tra un po’ in mezzo a quelle coscette”.
io non capivo. ne avrai di cosa? ne avrai DI COSA? poi ho pensato si riferisse ai peli pubici. un compagno, a scuola, aveva preso da parte me e un’amica, già sviluppata, e mi aveva chiesto se lo sapevo che la figa è pelosa. io non gli avevo risposto. ma mi ero accorta di non essere più come da bambina. pensavo zio John si riferisse alla stessa cosa.
“vieni. siediti qui sulle mie gambe. come da piccolina, che parliamo un po’ “. io voglio un sacco di bene a zio John. mi siedo. le sue mani mi accarezzano le cosce. e di fianco al tronco, sfiorando quell’accenno di seno. ho un brivido. poi penso lui non l’abbia fatto apposta. mi chiede se voglio un gelato. lo vorrei, fa un caldo terribile. ma non voglio andarci con lui. non rispondo.
“Luca! porto tua figlia a prendere un gelato. Me la presti?” mio padre sorride, e acconsente
“Papà non ho voglia. Sono un po’ stanca”
“Stanca? a dieci anni? Vai, vai con lo zio a prenderti un gelato. forza pelandrona”
salii in macchina con lo zio. la sua auto suonava quei vecchi country, vecchi già allora. mi portò a prendere un gelato, poi si diresse verso casa sua
“Devo tornare da papà”
“Tranquilla…prendiamo solo una cosa e andiamo dal tuo papà. dai, entriamo”
Entrai. lo zio John mi guardava. il freddo del gelato diventò un tutt’uno col freddo che sentivo addosso. Lui iniziò ad accarezzarmi i capelli. le guance. poi mi disse di fargli vedere la mia patatina. sperai in Dio di aver capito male
“Dai, sbottonati i jeans. me ne fai vedere solo un pezzettino”
i ricordi sono sfuocati. ricordo le sue mani e il suo alito caldo su di me. ricordo il gelato per terra. ricordo il suo ansimare. ricordo lui che si sbottona i jeans. ricordo un coso grande e duro che enta con forza dentro di me. tre/quattro/cinque/dieci volte. ricordo le lacrime. ricordo lui che mi dice “va che casino che hai fatto! tira su il cono. ah, non dire niente a tuo padre del nostro segreto. l’ho fatto in suo nome”

7 commenti:

Lilaria ha detto...

marco
marzo 20, 2008 alle 6:29 pm


però,
letto tutto d’un fiato..
devo ancora digerirlo!!

Lilaria ha detto...

Franco
marzo 20, 2008 alle 8:33 pm

Brava Ilaria , colpisci sempre nel segno.
Un racconto bello (non certo per l’argomento) ma per come possa essere anche una denuncia. I tuoi sono personaggi di fantasia, ma mica tanto purtroppo.
E’ piacevolissimo leggerti.
Buona serata!
Un kiss

Lilaria ha detto...

zoe
marzo 22, 2008 alle 12:36 pm

Ed io ti abbraccio :*

Lilaria ha detto...

odilia liuzzi
marzo 22, 2008 alle 8:24 pm

caspita che ricchezza di particolari..
un racconto che anche io ho letto fino in fondo..
l’inizio è bellissimo, ti ho letta palpitando e immaginandomi la scena di quella perfetta perfezione.. ma il finale ha raggelato tutto.. le parole divenivano crude e taglienti.. come il senso e il tema di questa storia..

Lilaria ha detto...

guillaume
marzo 23, 2008 alle 7:59 am

Au printemps au printemps
Et mon cœur et ton cœur
Sont repeints au vin blanc
Au printemps au printemps
Les amants vont prier
Notre-Dame du bon temps
Au printemps
Pour une fleur un sourire un serment
Pour l’ombre d’un regard en riant

Toutes les filles
Vous donneront leurs baisers
Puis tous leurs espoirs
Vois tous ces cœurs
Comme des artichauts
Qui s’effeuillent en battant
Pour s’offrir aux badauds
Vois tous ces cœurs
Comme de gentils mégots
Qui s’enflamment en riant
Pour les filles du métro

Au printemps au printemps
Et mon cœur et ton cœur
Sont repeints au vin blanc
Au printemps au printemps
Les amants vont prier
Notre-Dame du bon temps
Au printemps
Pour une fleur un sourire un serment
Pour l’ombre d’un regard en riant

Tout Paris
Se changera en baisers
Parfois même en grand soir
Vois tout Paris
Se change en pâturage
Pour troupeaux d’amoureux
Aux bergères peu sages
Vois tout Paris
Joue la fête au village
Pour bénir au soleil
Ces nouveaux mariages

Au printemps au printemps
Et mon cœur et ton cœur
Sont repeints au vin blanc
Au printemps au printemps
Les amants vont prier
Notre-Dame du bon temps
Au printemps
Pour une fleur un sourire un serment
Pour l’ombre d’un regard en riant

Toute la Terre
Se changera en baisers
Qui parleront d’espoir
Vois ce miracle
Car c’est bien le dernier
Qui s’offre encore à nous
Sans avoir à l’appeler
Vois ce miracle
Qui devait arriver
C’est la première chance
La seule de l’année

Au printemps au printemps
Et mon cœur et ton cœur
Sont repeints au vin blanc
Au printemps au printemps
Les amants vont prier
Notre-Dame du bon temps
Au printemps

Au printemps
Au printemps

J. Brel
;)

Lilaria ha detto...

Francesco
marzo 26, 2008 alle 2:57 pm

Neanche la prima parte è autobiografica? Peccato…:-)
Un bacio, sei molto intensa, come sempre.

Lilaria ha detto...

Beppe,
17 Maggio 2010

http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/


Una situazione purtroppo classica in certi casi: la pedofilia è un dramma, che nasce sopra tutto in famiglia, proprio là dove si pensa che dovrebbe esser tutto pulito e lindo. Così non è. In certe zone rurali simili comportamenti sono accettati come normali, vige difatti la consuetudine "mio padre l'ha fatto a me e io lo faccio ai miei figli". Ci vuole ancora tanta informazione a tal riguardo. E bisogna in primis combattere la pedofilia, con ogni mezzo possibile, sia essa diffusa tramite internet sia essa spacciata a livello locale tramite supporti estraibili quali dvd, vhs, etc. etc.

Ci sono degli errori di ortografia nel tuo racconto. ;-)

ciao

beppe